I nuovi minimi retributivi per i dipendenti AVIS

Ratificato il nuovo CCNL per i dipendenti AVIS per il triennio 2020-2022

Il CCNL ha un valore economico complessivo, a regime, di 78,59 € sulla posizione C iniziale e di 85,34 € sulla posizione D iniziale per 13 mensilità, riparametrati per tutte le altre categorie e posizioni economiche.
La distribuzione e le decorrenze delle quantità economiche sono le seguenti:
– 1,5% € sul salario tabellare al 1 dicembre 2020
– 1,5% € sul salario tabellare al 1 giugno 2021
– 1,5% €, sul salario tabellare al 1 gennaio 2022

Minimi tabellari in vigore dal 1/12/2020

Categoria

Iniziale

1

2

3

4

5

A 1431,20 1470,89 1509,55 1532,57 1558,88 1585,63
B 1546,59 1591,08 1637,40 1666,56 1701,25 1741,88
C 1772,75 1827,75 1891,52 1955,80 2050,33 2149,41
D 1924,84 1995,34 2059,60 2123,38 2187,67 2253,33
E 2075,81 2157,22 2240,85 2326,86 2398,20 2472,51
F 3482,96

 

Minimi tabellari in vigore dal 1/6/2021

Categoria

Iniziale

1

2

3

4

5

A 1452,35 1492,62 1531,86 1555,22 1581,92 1609,07
B 1569,44 1614,60 1661,60 1691,19 1726,39 1767,62
C 1798,95 1854,76 1919,48 1984,71 2080,63 2181,18
D 1953,28 2024,83 2090,03 2154,76 2220,00 2286,63
E 2106,48 2189,10 2273,96 2361,24 2433,64 2509,05
F 3534,43          

Minimi tabellari in vigore dal 1/1/2022

Categoria

Iniziale

1

2

3J

4

5

A 1473,50 1514,36 1554,17 15^7,87 1604,95 1632,50
B 1592,30 1638,11 1685,79 1715,82 1751,53 1793,37
C 1825,14 1881,77 1947,43 2013,61 2110,93 2212,94
D 1981,73 2054,31 2120,47 2186,14 2252,33 2319,93
E 2137,16 2220,98 2307,08 2395,63 2469,08 2545,59
F 3585,91          

I valori dell’elemento di reinquadramento contrattuale (ERC) sono riportati nella sottostante tabella G Tabella G Valore dell’ERC

Inquadramento nuovo

ERC al 30/11/2020

ERC all’1/12/2020

ERC all’1/06/2021

ERC all’1/01/2022

CI 25,18 25,56 25,94 26,31
C 20,73 21,04 21,35 21,66
B5 5,59 5,67 5,76 5,84
B4 0,16 0,16 0,16 0,17
B2 14,95 15,17 15,40 15,62
B1 11,24 11,41 11,58 11,75
D5 80,33 81,53 82,74 83,94

UNA TANTUM
Al personale assunto prima dell’1/1/2020 ed ancora in servizio alla data di sottoscrizione definitiva del presente c.c.n.I., sarà riconosciuto un importo a titolo di una tantum pari ad euro 600 per i trienni economici 2013/2019, che ha finalità di riparare il disagio dei lavoratori derivante dalla ritardata sottoscrizione del CCNL e non sarà riparametrata nè suiranzianità di servizio, né sull’orario di lavoro e né tantomeno sulle categorie di inquadramento giuridico.
L’importo di cui sopra verrà corrisposto in 2 tranches: la prima di 300 euro a dicembre 2020 e la seconda di 300 euro a saldo a settembre 2021. L’importo una tantum di 600 euro non è utile agli effetti del computo di alcun istituto contrattuale e . legale, né al TFR, ed escluso dalla retribuzione imponibile per il calcolo dei contributi e dei premi dovuti agli enti assistenziali, assicurativi e/o previdenziali ai sensi dell’art. 3 d.l. 318/1996 convertito con modificazione in legge n. 402/1996 e s.m.i.

La deducibilità dei costi di sponsorizzazione è legata alla prova dell’attività di promozione

La Corte di Cassazione ha affermato che in tema di costi di sponsorizzazione è necessaria la prova della specifica attività promozionale da parte del soggetto sponsorizzato per dimostrare l’effettività dell’operazione commerciale, atteso che in caso contrario la regolarità dell’operazione e la transazione finanziaria non consentono di vincere l’indeducibilità e l’indetraibilità IVA contestata dal Fisco (Ordinanza 27 novembre 2020, n. 27192)

La controversia ha origine dall’avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate ha recuperato imposte ed IVA a seguito di disconoscimento dei costi di sponsorizzazione sostenuti dalla società.
I giudici tributari hanno confermato la pretesa tributaria ritenendo non provata dalla società ne l’inerenza, ne l’effettività dell’operazione commerciale contestate dal Fisco. In particolare, i giudici hanno evidenziato:
– rispetto al requisito dell’inerenza, l’assenza un effettivo collegamento tra la spesa sostenuta e la promozione dei servizi offerti dal soggetto erogante;
– rispetto all’effettività dell’operazione commerciale, l’assenza di prova di una specifica attività promozionale svolta dal soggetto sponsorizzato;
– l’irrilevanza, ai fini del riconoscimento di tali costi, della regolarità dell’operazione e dei mezzi di pagamento utilizzati.
La decisione è stata impugnata dalla società lamentando l’irrilevanza del difetto di inerenza dei costi di sponsorizzazione, alla stregua del consolidato orientamento della giurisprudenza.

La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici tributari valorizzando in particolare il difetto di prova dell’effettività dell’operazione commerciale.
La fattispecie rientra nell’ambito di applicazione dell’art. 90, comma 8, della legge n. 289 del 2002 secondo cui il corrispettivo in denaro o in natura in favore di società, associazioni sportive dilettantistiche e fondazioni costituite da istituzioni scolastiche, nonché di associazioni sportive scolastiche che svolgono attività nei settori giovanili riconosciuta dalle Federazioni sportive nazionali o da enti di promozione sportiva costituisce, per il soggetto erogante, fino ad un importo annuo complessivamente non superiore a 200.000 euro, spesa di pubblicità, volta alla promozione dell’immagine o dei prodotti del soggetto erogante mediante una specifica attività del beneficiario.
La Corte Suprema evidenzia che nel caso in esame, la decisione dei giudici tributari risulta correttamente fondata sul mancato assolvimento dell’onere probatorio gravante sulla società contribuente, avente ad oggetto l’effettività della prestazione pubblicitaria da parte del soggetto sponsorizzato.
La Suprema Corte osserva che su questa ratio decidendi il ricorso del contribuente non muove censure, ne assolve all’onere di prova, limitandosi a denunciare una insufficiente motivazione.
In tal modo, chiarisce la Corte di Cassazione, oltre al mancato assolvimento di un requisito necessario al riconoscimento dei costi di sponsorizzazione, la società è incorsa nell’inammissibilità del ricorso per non aver censurato una delle ragioni su cui è fondata la sentenza impugnata.
In termini processuali, infatti, secondo un principio consolidato, ove la sentenza sia sorretta da una pluralità di ragioni, distinte ed autonome, ciascuna delle quali giuridicamente e logicamente sufficiente a giustificare la decisione adottata, l’omessa impugnazione di una di esse rende inammissibile, per difetto di interesse, la censura relativa alle altre, la quale, essendo divenuta definitiva l’autonoma motivazione non impugnata, non potrebbe produrre in nessun caso l’annullamento della sentenza.

Nuova indennità una tantum: la domanda entro il 15 dicembre 2020

Il Decreto Ristori quater – pubblicato nella G.U. 30 novembre 2020, n. 297 – prevede, all’articolo 9, una nuova indennità una tantum di 1.000 euro per gli stagionali del turismo, degli stabilimenti termali e dello spettacolo danneggiati dall’emergenza epidemiologica da COVID-19, e per altre categorie, tra le quali gli iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo in possesso di determinati requisiti, gli stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali che hanno cessato il rapporto di lavoro involontariamente, gli intermittenti e gli incaricati di vendite a domicilio.

Ai soggetti già beneficiari dell’indennità di cui all’articolo 15, co. 1, del DL n. 137/2020, è erogata una tantum un’ulteriore indennità pari a 1.000 euro.

Ai lavoratori dipendenti stagionali del settore turismo e degli stabilimenti termali che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 ed il 30 novembre 2020 (data di entrata in vigore del nuovo decreto-legge) e che abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno trenta giornate nel medesimo periodo, non titolari di pensione, né di rapporto di lavoro dipendente, né di NASPI, alla data di entrata in vigore della disposizione in commento, è riconosciuta un’indennità onnicomprensiva pari a 1.000 euro.
La medesima indennità è riconosciuta ai lavoratori in somministrazione, impiegati presso imprese utilizzatrici operanti nel settore del turismo e degli stabilimenti termali, che abbiano cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e la suddetta data di entrata in vigore del decreto e che abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno trenta giornate nel medesimo periodo, non titolari di pensione, né di rapporto di lavoro dipendente, né di NASPI, alla data del 30 novembre 2020.

E’ riconosciuta, inoltre, un’indennità onnicomprensiva pari a 1.000 euro ai lavoratori dipendenti e autonomi che in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività o il loro rapporto di lavoro, individuati nei seguenti:
a) lavoratori dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 ed il 30 novembre 2020 e che abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno trenta giornate nel medesimo periodo;
b) lavoratori intermittenti, che abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno trenta giornate nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 ed il 30 novembre 2020;
c) lavoratori autonomi, privi di partita IVA, non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, che nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 ed il 30 novembre 2020 e siano stati titolari di contratti autonomi occasionali riconducibili alle disposizioni di cui all’articolo 2222 del codice civile e che non abbiano un contratto in essere alla data di entrata in vigore del decreto. Gli stessi, per tali contratti, devono essere già iscritti alla data del 17 marzo 2020 alla Gestione separata, con accredito nello stesso arco temporale di almeno un contributo mensile;
d) incaricati alle vendite a domicilio, con reddito annuo 2019 derivante dalle medesime attività superiore ad euro 5.000 e titolari di partita IVA attiva e iscritti alla Gestione separata, alla data di entrata in vigore del decreto e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie.
I suddetti soggetti, alla data di presentazione della domanda, non devono essere in alcuna delle seguenti condizioni:
– titolari di altro contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, diverso dal contratto intermittente;
– titolari di pensione.

Ai lavoratori dipendenti a tempo determinato del settore del turismo e degli stabilimenti termali in possesso cumulativamente dei requisiti di seguito elencati, è riconosciuta una indennità onnicomprensiva pari a 1.000 euro:
a) titolarità, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 ed il 30 novembre 2020, di uno o più contratti di lavoro a tempo determinato nel settore del turismo e degli stabilimenti termali, di durata complessiva pari ad almeno trenta giornate;
b) titolarità nell’anno 2018 di uno o più contratti di lavoro a tempo determinato o stagionale nel medesimo settore di cui alla lettera a), di durata complessiva pari ad almeno trenta giornate;
c) assenza di titolarità, alla data di entrata in vigore del decreto, di pensione e di rapporto di lavoro dipendente.

Ai lavoratori iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo con almeno 30 contributi giornalieri versati dal 1° gennaio 2019 al 30 novembre 2020 al medesimo Fondo, cui deriva un reddito non superiore a 50.000 euro, e non titolari di pensione né di contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, diverso dal contratto intermittente, senza corresponsione dell’indennità di disponibilità, è riconosciuta un’indennità, pari a 1000 euro. La medesima indennità viene erogata anche ai lavoratori iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo con almeno 7 contributi giornalieri versati dal 1° gennaio 2019 alla data del 30 novembre 2020, cui deriva un reddito non superiore ai 35.000 euro.
Il requisito di cui all’articolo 38, co. 2, DL n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 27/2020, richiesto anche ai sensi dell’articolo 84, co. 10, DL n. 34/2020, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 77/2020, e dell’articolo 9, co. 4, del DL n. 104/2020, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 126/2020, si riferisce esclusivamente a contratti di lavoro a tempo indeterminato.

Le indennità di cui sopra non sono tra loro cumulabili. La domanda per le indennità di cui ai commi 2, 3, 5 e 6 è presentata all’INPS entro il 15 dicembre 2020 tramite modello di domanda predisposto dal medesimo Istituto e presentato secondo le modalità stabilite dallo stesso.
Le indennità non concorrono alla formazione del reddito ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.
Le indennità di cui all’articolo 9 del DL n. 104/2020, possono essere richieste, a pena di decadenza, entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore del decreto.

ASSOLAVORO: accordo sulle assemblee sindacali da remoto

Firmato il giorno 24/11/2020, tra ASSOLAVORO e FELSA-CISL, NIDIL-CGIL, UILTEMP, l’accordo per la disciplina delle assemblee sindacali in modalità da remoto nel periodo di Emergenza epidemiologica da COVID-19

L’art. 19 del CCNL 15/10/2019 sancisce il diritto di assemblea nel luogo di lavoro nei locali dove vengono esercitati i diritti dai dipendenti dell’utilizzatore. In costanza dell’emergenza epidemiologica in atto, qualora vi siano locali che garantiscono il distanziamento, o comunque sia garantita la possibilità organizzativa di distaccare i lavoratori in gruppi contingentati, l’assemblea si svolgerà secondo modalità consuete e comunque applicando le medesime previste per i lavoratori “diretti”.
In alternativa, sempre ai sensi dell’art. 19, comma 2, del CCNL, è possibile il ricorso a luoghi esterni al luogo di lavoro per la tenuta delle assemblee (o comunque diversi da quelli dove vengono esercitati i diritti dai dipendenti dell’utilizzatore).
In subordine, in relazione alle imprese laddove la prestazione di lavoro venga effettuata in modalità smartworking/telelavoro ovvero qualora non sia possibile l’esercizio del diritto d’assemblea secondo le modalità sopra previste per una causa immediatamente derivante dall’emergenza epidemiologica in atto e comunque sino al 31/1/2021, viene garantito l’esercizio del diritto d’assemblea da parte delle RSA/RSU e/o dalle OO.SS. attraverso piattaforma informatica a cui collegarsi. Tale piattaforma sarà messa a disposizione dalle RSA/RSU e/o dalle OO.SS. richiedenti l’assemblea. Tali pattuizioni valgono anche nel caso in cui per eccezionali motivi organizzativi esplicitati da utilizzatore ed ApL, ed adeguatamente motivati, fosse necessario organizzare l’assemblea fuori dall’orario di lavoro; in tal caso verranno adottate le modalità in uso presso l’utilizzatore per garantire la parità di trattamento.
Le ApL forniscono ai lavoratori, sulla base della comunicazione predisposta dalla O.S. interessata e nei termini individuati dal CCNL, le informazioni utili alla partecipazione degli stessi all’assemblea in modalità da remoto, attraverso strumenti quali mail/sms o in qualsiasi altra modalità.
Per la partecipazione alle assemblee sindacali, anche in modalità da remoto, i lavoratori in somministrazione hanno diritto annualmente ad appositi permessi retribuiti in applicazione di quanto previsto dall’art. 19 del CCNL.
Le Parti, verificato l’eventuale perdurare dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, convengono di incontrarsi entro il 31/1/2021 per monitorare ed analizzare gli effetti della procedura di cui al presente Protocollo d’Intesa.

Rottamazione-ter e il Saldo e Stralcio: slitta al 1° marzo il termine per pagare le rate 2020

Il Decreto Ristori-quater, è intervenuto nella disciplina della “Rottamazione-ter” e del “Saldo e Stralcio” delle cartelle, rinviando al 1° marzo 2021 il termine per il pagamento delle rate in scadenza nel 2020, in precedenza fissato al 10 dicembre 2020 (art. 5, D.L. n. 157/2020).

Pertanto, per i contribuenti in regola con i pagamento delle rate 2019, il mancato, insufficiente o tardivo versamento di quelle in scadenza per l’anno 2020, non determina la perdita dei benefici della definizione agevolata se le stesse vengono integralmente corrisposte entro il 1° marzo 2021.

Per tale termine non sono previsti i cinque giorni di tolleranza.

Il 1° marzo 2021 è prevista anche la scadenza del versamento della prima rata del 2021 e in caso di versamenti effettuati oltre tale termine, o per importi parziali, la misura agevolativa non si perfeziona e i pagamenti effettuati sono considerati a titolo di acconto sulle somme complessivamente dovute.

L’importo da pagare è quello riportato nei bollettini contenuti nella “Comunicazione delle somme dovute” già inviate a tutti i contribuenti.